top of page

Due Viaggi



Sullo schermo, l’Albania sembra correre più veloce di sé, una notizia che ti colpisce all’improvviso, un’immagine che esplode e si dissolve, un richiamo che ti strappa una risposta prima che il giudizio faccia in tempo a svegliarsi.


In questa fretta, la parola sfugge e perde il suo peso, le conseguenze restano a lungo e ti raggiungono dove non le aspetti.


Raggiungono i bambini al cancello della scuola, le famiglie alla tavola del pane, i cittadini in fila, e alla fine vanno a finire nel Paese, nella fiducia reciproca che lo tiene in piedi, nel silenzio, là dove le cose tengono o si sfaldano.


Nell’attimo prima che il dito prema “Post”, la tentazione è buttare giù una frase umiliante o un’accusa senza prova, solo per lasciare al cuore un respiro.


Se non trattieni quell’attimo, la giornata ti scivola dalle mani senza che tu te ne accorga.


Oggi vedo due strade, e le chiamo per nome, senza ornamenti.


La prima è la Piazza del Rumore: richiami senza fine, proteste in serie, tensione alta e direzione confusa, dove il sacrificio diventa programma e l’ordine non attecchisce.


Le persone vengono contate in piazza, ma poi non si misura alcuna riparazione, né nel lavoro, né nella scuola, né nella giustizia. Io non derido il dolore che porta la gente in strada, perché le ferite sono reali e le ingiustizie non sono invenzioni.


Ma vedo la trappola quando il dolore diventa scena, e la scena diventa carburante per partiti vecchi e nuovi, ciascuno con il suo grido e la fame di telecamera.


In quel giro il Paese si stanca, la fiducia si consuma, e la giustizia perde la propria lingua. Allora la domanda ritorna, ancora, che cosa si è davvero riparato, dopo tutto questo?


La seconda strada è l’Albania Pensante, così come la desideravano Sami Frashëri e Branko Merxhani, Krist Maloki, Faik Konica, Gjergj Fishta e altri, l’Albania della ragione che chiede prova, della misura che custodisce l’onore, della dignità che non viene consegnata all’attimo.


Di fronte all’Albania del rumore, io scelgo l’Albania Pensante, perché credo che un Paese non guarisca soltanto con le esplosioni.


Guarisce quando impara a pensare insieme e a trasformare la parola in strumento di riparazione, non in giocattolo dell’ira.


Da qui nasce la mia iniziativa come cittadino, il Patto Nazionale della Saggezza e la strada verso un’assemblea nazionale di saggezza.


È chiarezza di fronte al dolore, non invito a schierarsi né gara; è una conversazione civile sulla parola e sulla conseguenza che porta con sé.


Qui la parola deve lasciare impronte, per non svanire sullo schermo, il Patto è il nostro accordo, parola con prova, decisione con conseguenza, e onore che non si calpesta, anche quando il cuore arde.


Non nascondo chi sono.


Sono il fondatore e l’ex Presidente di LRE - Rinisja, oggi membro semplice e punto di riferimento culturale del movimento.


Ma questa iniziativa non nasce da alcun partito e non serve fini di partito né elettorali, non cerco incarichi e non cerco voti.


Lo dico senza ambiguità, non aspiro a cariche pubbliche e non mi candiderò a nulla, né oggi, né domani, né in futuro.


Voglio essere soltanto un cittadino tra cittadini, come autore di Neoalbanesismo (Neoshqiptarizmi), per parlare con onore e con pensiero maturo di ciò che ci fa male e di ciò che possiamo costruire.


Questa strada prende corpo solo quando ci si incontra davvero.

Comincia da un tavolo semplice, con una sola domanda che non permette a nessuno di nascondersi dietro le parole, da quel tavolo si estende ovunque in Albania e nella diaspora, senza logo, senza palco, senza clamore.


Immagino questi kuvendime, questi incontri di ascolto e saggezza, come lavoro limpido, una domanda della settimana, semplice, che ci mette faccia a faccia, una testimonianza della vita che ci inchioda alla verità, e un piccolo passo tenuto alla luce, perché la parola diventi utile, non soltanto gradita.


Così nasce l’Albania Pensante, non con richiami, ma con prove, non con disprezzo, ma con misura, non con esibizioni, ma con responsabilità.


La piazza ha il suo posto e la protesta pacifica merita onore quando si porta con dignità e misura, ma un Paese non può vivere soltanto di esplosioni, gli serve un ritmo di costruzione, una lingua che non mente, un ordine che non si compra.


Chi sente utile camminare insieme può scrivermi in privato la città in cui si trova e la domanda che lo tiene sveglio, il resto lo impareremo strada facendo, nell’incontro, faccia a faccia, con onore. Così inizia questa strada, con una parola che oggi custodisce l’onore e domani ne porta la conseguenza. 🇦🇱

 
 
 

Comments

Rated 0 out of 5 stars.
No ratings yet

Add a rating
bottom of page